SINTESI SEMINARIO TECNOL0GIE PER IL TRATTAMENTO DEL R.S.U.(Vercelli-17.10.09)
Organizzato dal Coordinamento Ambientalista Regionale del Piemonte e dalla Rete Nazionale Rifiuti Zero
1)Affidamento servizi igiene ambientale “in House” o in Gara - (riferimento relazione di Raphael Rossi)
La legislazione europea e quella nazionale sono oramai orientate sulle Gare. Questo orientamento, applicato a tutto il settore dei servizi pubblici, comporta seri rischi non solo per il comparto rifiuti solidi urbani, ma anche per altri comparti (ad es. acqua, trasporti, ecc.).
Il C.A.R.P. sta conducendo in Piemonte una battagia contro il riaccorpamento fra raccolta e smaltimento. Il C.A.R.P. ritiene che la raccolta porta/porta debba avere come gestore un soggetto esclusivamente pubblico, anche se ciò non costituisce di per sé condizione sufficiente per una corretta gestione del R.S.U.
Le aziende, che attualmente gestiscono spazzamento e raccolta differenziata con affidamento in house, potrebbero continuare la loro attività mantenendo l’assetto di ” azienda speciale”. Per queste aziende i ricavi derivano dalla vendita delle materie prime seconde, oltreché dalla tassa pagata dai cittadini, mentre i costi derivano dalla cessione dei rifiuti a ditte terze, che si occupano dello smaltimento dei rifiuti secondo le diverse tecnologie in uso. Pertanto le gare dovrebbero riguardare prevalentemente lo smaltimento dei rifiuti. Dati il grande interesse e attualità del tema della gestione pubblica o privata di
tutta la gamma dei servizi pubblici, si auspica che il C.A.R.P. possa organizzare nei prossimi mesi un incontro pubblico su questo tema, eventualmente in collaborazione con altre associazioni.
2)Riduzione/Prevenzione dei rifiuti (riferimento relazione di Roberto Cavallo)
Sempre più si comprende come questo sia il fattore che fa la differenza nella gestione rifiuti, anche se le leggi sono ancora in parte carenti o generiche. Questo tema è al momento disciplinato dalla direttiva europea 2008/98 CE, la quale dispone che gli stati membri apprestino piani per la prevenzione dai rifiuti. In sede locale la Regione Piemonte si è data un obiettivo di riduzione dei rifiuti del 10% entro il 2012. Noi consideriamo molto importante questa pratica tanto che abbiamo costituito all´interno del CARP uno specifico GRUPPO RIDUZIONE.
Il concetto base è che ” il migliore rifiuti è quello non prodotto”. Si tratta di forzare le amministrazioni locali, affinchè venga data attuazione ad iniziative in questa direzione, ad esempio grandi campagne di comunicazione ai cittadini per modificare i modelli di consumo, oppure adozione di criteri di progettazione degli impianti di trattamento dei rifiuti, che evitino di costruire impianti sovradimensionati.
Un obiettivo importante è fare in modo che i Comuni aderiscano alla Campagna Europea per diminuire il rifiuto residuo dopo RD a 100 kg/persona/anno. Un elenco, peraltro non esaustivo, di iniziative pratiche, orientate alla riduzione/prevenzione dei rifiuti, può essere il seguente:
a) limitare l’usa e getta, il peccato originale della nostra epoca. Oggi ogni oggetto viene studiato per durare il meno possibile, in modo che la sostituzione dell’oggetto risulti economicamente più conveniente della riparazione;
b)recuperare prodotti alimentari prossimi alla scadenza, come fanno attualmente : Banco Alimentare, Rete Alimentare Sociale, Buon Samaritano. Questi beni vengono sottratti allo smaltimento e offerti ai cittadini delle fasce deboli;
c)sostituire i pannolini “usa e getta”, i quali costituiscono il 10% (con punte fino al 15%) di quanto viene smaltito in discarica. Un bimbo nei primi 3 anni di vita produce 1 tonnellata di scarti non recuperabili e che inquinano anche il resto della massa rifiuti. E’ in corso in provincia di Torino il Progetto ” Pannolini/Pannoloni riciclabili”, che propone alle famiglie di tre Comuni – pilota (Beinasco, Chieri, Piossasco) un’alternativa ai pannolini usa-e-getta con lo scopo di ridurre una categoria chiave di rifiuti;
d)ridurre gli imballaggi con acquisti “alla spina” : a fronte di consistenti sconti si vendono latte, detersivi, acqua, olio, aceto allo stato liquido; inoltre riso, pasta e altri prodotti solidi in piccola pezzatura, utilizzando contenitori, che il cliente si porta da casa e utilizza n volte;
e)bere ACQUA SAN RUBINETTO sicuramente la più sicura per gli ottimi trattamenti;
f)eliminare i sacchetti di plastica, facilmente sostituibili con sporte di tela o altro contenitore, utilizzabile n volte. Un buon esempio è costituito dall’Ipermercato AUCHAN, il quale ha annunciato che dal prossimo anno eliminerà i sacchetti di plastica;
g)realizzare il compostaggio domestico;
h)costituire Gruppi di Acquisto Solidale per risparmiare con la filiera corta, diminuire gli imballaggi e verificare presso i contadini l’applicazione dei metodi della agricoltura biologica;
i)eliminare stampa e pubblicità indesiderata;
l)evitare di acquistare prodotti iperimballati;
m)evitare di usare piatti, bicchieri, posate usa e getta in plastica;
n)usare apparecchi con pile ricaricabili, anziché con pile usa e getta.
3)Raccolta differenziata porta a porta (riferimento relazione di Attilio Tornavacca e altri)
Sulla base delle esperienze nazionali e internazionali relative alla gestione del RSU, riteniamo che la raccolta differenziata spinta porta a porta( RDPP) costituisca il cardine e il punto partenza per la corretta gestione della R.S.U. Ne discende che ogni tecnologia o procedimento che, con varie motivazioni, prescinda dalla RDPP, viene da noi considerata sterile e depistante.
Ovunque si può e si deve raggiungere obiettivi dell´80% della RDPP. Ogni punto percentuale in meno riduce la purezza delle frazioni raccolte e produce effetti negativi: un regalo allo smaltimento in discarica o nell’inceneritore, un conto economico in perdita, minori contributi da CONAI e maggiori costi di selezione e/o pretrattamento.
Bisogna prestare attenzione alle “isole ecologiche”. Questo dispositivo è indispensabile in ogni centro urbano per la raccolta dei rifiuti ingombranti( mobili, frigoriferi, lavatrici, ecc.) e per i rifiuti particolari, del tipo batterie, pneumatici, medicinali, pile, ecc., che per motivi vari (ingombro, peculiarità) non trovano spazio nei cassonetti condominiali della RDPP. Tuttavia gli oppositori della RDPP spingono le ” isole ecologiche” in alternativa all RDPP stessa, pertanto è necessario spiegare sempre che le ” isole ecologiche” sono complementari alla RDPP.
Solo con la raccolta differenziata Porta a Porta si possono conseguire i seguenti obiettivi:
1)Avvio operatività in tempi brevi: i tempi di avviamento e di messa a regime del sistema si aggirano sui 18-24 mesi. La fase più importante è la comunicazione: occorre proporre ai cittadini un cambiamento di abitudini, faticoso da acquisire inizialmente, e oneroso se la spesa di esposizione/ritiro dei cassonetti è a carico condominiale, per questo è indispensabile ricordare i vantaggi anche economici che deriveranno a regime;
2)Contenuti costi di investimento: l’investimento è limitato a qualche milione di EUR e i tempi di ritorno dell’investimento (pay back period) di solito è inferiore ai tre anni;
3)Grandi quantità di volumi raccolti;
4)Livelli di purezza per frazione, adeguati per la vendita ai riciclatori
5)Riduzione dei rifiuti in quanto vengono eliminati i rifiuti assimilabili che andavano nei cassoni stradali del rifiuto urbano;
6)Possibilità di applicazione della Tariffa Puntuale, in modo da potere applicare il fondamentale principio di “chi inquina paga”;
7)Minori costi d’invio dei rifiuti allo smaltimento, sia in discarica che all’inceneritore. Bisogna tenere presente che ogni tonnellata in meno allo smaltimento fa risparmiare da 100 a 300 EUR;
8)Maggiori entrate per vendita Materie Post Consumo e vantaggi per l’ambiente, in quanto si risparmiano materie prime ed energia;
9)Maggiori spazi viari per eliminazione dei pesanti cassoni stradali;
10)Miglioramento dell´igiene urbana.
4)Trattamento frazione organica e verde (riferimento relazione di Fausto Borgini)
La relazione di Fausto Borgini ha preso in esame ed ha confrontato tra loro le diverse soluzioni possibili per il trattamento della frazione organica e verde dei rifiuti solidi urbani: compostaggio, digestione anaerobica, combinazione tra compostaggio e digestione anaerobica.
Come è noto, il compostaggio utilizza la frazione organica e il verde nelle proporzioni opportune, effettua un processo
di ossidazione del materiale tramite batteri specifici e insufflazione di aria.
Ne risulta, dopo un determinato periodo di tempo, un compost, una specie di terriccio organico, ricco di carbonio, che viene utilizzato come ammendante in aggiunta ai fertilizzanti per la concimazione dei terreni agricoli. I vantaggi
derivanti dall’utilizzo del compost in agricoltura sono due: aumento delle rese agricole e ricostituzione della composizione organica dei terreni, attualmente impoveriti dall’attuale sfruttamento di tipo industriale dei terreni,
sfruttamento che può portare in fase estrema alla desertificazione degli stessi. Condizione essenziale per avere un compost di buona qualità è la purezza del materiale entrante nel processo, che significa: basse percentuali
di materiali estranei: plastica, metalli, vetro, ecc. Ciò è ottenibile con una raccolta differenziata spinta, superiore al 70 %.
La digestione anaerobica utilizza sempre la FORSU (frazione organica dei rifiuti solidi urbani) mescolata con il verde, a cui spesso nella pratica vengono aggiunte altre materie prime: fanghi di depurazione delle acque, liquami zootecnici, scarti organici industriali,colture energetiche. Tramite altri tipi di batteri e in ambiente privo di ossigeno, cioè di aria, viene prodotto biogas, essenzialmente CH4 (metano). Il biogas, bruciato in motori a scoppio, e collegato a macchine
elettriche, in un processo di cogenerazione produce energia elettrica e calore, il quale a sua volta può essere usato per riscaldare abitazioni o per altri processi industriali, dove serve il calore. All’uscita del processo di digestione anaerobica si separa un residuo di materiale organico secco, che può essere trasformato in compost, e un certo quantitativo di acqua di processo, maggiore o minore a secondo che la digestione anaerobica sia del tipo a umido o
a secco. Questa acqua viene in parte riciclata nel processo e in parte immessa nell’ambiente dopo opportuna depurazione.
Esistono sul mercato tre varianti principali della digestione anaerobica: processo Wet (a umido,con frazione secca eguale o inferiore al 10 %), a semi secco (con frazione secca fra 10 e 20%) e Dry (a secco con frazione secca superiore al 20 %). Le due varianti principalmente utilizzate, Wet e Dry, hanno vantaggi e svantaggi: ad es. la variante a umido si presta bene ad essere associata ad un impianto di depurazione delle acque reflue urbane, di cui può digerire i fanghi ed in cui possono essere trattati i reflui, la variante a secco è meno energivora e consente un impianto più compatto.
Il relatore consiglia la combinazione della digestione anaerobica, sia a umido che a secco, con il compostaggio, in quanto si verrebbero così ad ottimizzare i vantaggi dei due tipi di processo e contemporaneamente si giungerebbe a minimizzarne gli svantaggi. Infatti un impianto combinato di questo tipo comporta: 1) miglioramento del bilancio
energetico complessivo (con la digestione anaerobica si produce energia rinnovabile, utilizzabile nel compostaggio che è energivoro); 2) diminuzione dei cattivi odori; 3) minore impegno della superficie necessaria per l’impianto
di compostaggio; 4) riduzione dell’ emissione di CO2 ( gas serra), rispetto al solo compostaggio.
Qualche dato orientativo. Un impianto di digestione anaerobica, che tratta 20.000 ton/anno di FORSU e verde da sfalci e potature, può produrre metano per autotrazione per 20 milioni di km, vale a dire per 2.000 auto che percorrono 10.000 km/ anno. Se lo stesso impianto produce invece metano per fornire energia elettrica, avremo una potenza elettrica di circa 600 kW, corrispondenti a circa 4,8 Gwh/ anno, con un risparmio di circa 630 TEP (ton di petrolio equivalente) e di 1.800 ton di CO2. La quantità di compost di qualità prodotto sarà di circa 2.000 t/a, mentre la componente liquida, ricca di nutrienti (N, P, K), può essere proficuamente trattata in impianti di fitodepurazione (ad es. canne a loro volta compostabili), di produzione di colture idroponiche in serra, recuperando il calore della cogenerazione e in piscicoltura. In Italia sono installati soltanto una decina di impianti di digestione anaerobica per FORSU, mentre in tutta Europa sono circa 130, in particolare in Germania, Svizzera ed Austria. In Italia l’energia elettrica prodotta da biogas riceve attualmente un incentivo pubblico di 0,28 EUR/ kWh per 15 anni, per impianti inferiori ad 1 Mw installato, per chi inizierà a produrre energia entro il 2010. A queste condizioni e con tariffe di conferimento del rifiuto inferiori alle attuali, il tempo di ritorno degli investimenti è attorno ai 7 anni. Nel caso in cui non venga confermato, visto il lavorio sotterraneo della lobby dei petrolieri, bisognerà rivolgersi al mercato dei
certificati verdi, sempre possibile, ma con minore convenienza, ovviamente.
Qualche dubbio rimane a proposito della opportunità di fare delle aggiunte, in particolare dei fanghi di depurazione delle acque e degli scarti organici industriali.
5)Incenerimento dei rifiuti (riferimento relazioni di Marco Caldiroli e Michele Bertolino)
L’argomento inceneritori è stato a lungo analizzato da noi negli ultimi anni e valutato definitivamente come soluzione
negativa per motivi sia ambientali che economici, per cui l’esame si è concentrato sul CDR( combustibile da rifiuti), argomento fino ad oggi da noi trascurato, su cui però il Piano Regionale Rifiuti ci impone di pronunciarci.
Innanzitutto la normativa europea definisce il CDR UN RIFIUTO, soggetto quindi a tutte le normative specifiche. A questo proposito riaffermiamo l´indirizzo guida del nostro operare, che si orienta verso il recupero massimale di
materia. Ma il CDR è una modalità di trattamento dei rifiuti avente per obiettivo il recupero energetico, e pertanto riteniamo inaccettabile questo trattamento. Anche il CDRQ (di qualità), rientra in questa categoria, di più l´
incenerimento nei cementifici o in altro genere di impianti industriali è disastroso per gli scarsi controlli (molto più scarsi degli inceneritori dedicati) operati sulle emissioni.
In una strategia Rifiuti Zero al 2020, può sussistere una sola condizione del tutto limitata e transitoria, ovvero quando una quota di CDR può evitare la costruzione di nuovi inceneritori/ cancrovalorizzatori, i quali come noto durano 30 anni. Nelle osservazioni alla Proposta di Piano regionale abbiamo convenuto di scrivere a pagina 14:
momento che, per quanto concerne le emissioni di gas serra, detti impianti sono la migliore soluzione in termini di bilancio ambientale (espresso in t di CO2 eq.).”
Eliminare inoltre integralmente, nella colonna “Azioni correlate agli obiettivi” della tabella 8.19 a pag. 138, il punto “utilizzo di combustibile derivato da rifiuti (CDR) in sostituzione del combustibile tradizionale negli impianti di coincenerimento”. Ribadiamo che il coincenerimento rappresenta – al pari dell´incenerimento – tutt´altro che la migliore soluzione in termini di inquinamento dell´ambiente e salute pubblica! La riduzione dei gas climalteranti è senz´altro un obiettivo importante ma non può diventare un alibi per promuovere la combustione dei rifiuti.Siamo assolutamente contrari alla produzione e all´utilizzo di CDR. Proponiamo che la quota attualmente prodotta e bruciata sia dimezzata entro il 2015, mentre entro il 2020 si dovrà eliminare completamente la produzione e l´utilizzo di CDR, attraverso il recupero totale di materia. Progressivamente si dovrà provvedere alla riduzione/conversione dell’impiantistica dedicata in essere.
6)Trattamento a freddo dei rifiuti (riferimento ad interventi vari)
Il dibattito si è concentrato sul processo del Centro Riciclo Vedelago. Le precondizioni di questo processo, che si applica al residuo della raccolta differenziata, sono le seguenti:
a)elevata purezza del materiale, ottenibile con una RD eguale o superiore al 70 %
b)frazione organica del rifiuto inferiore o eguale al 10 %, ottenibile attraverso la educazione e la collaborazione con i cittadini
c) assenza di pannolini/pannoloni del tipo usa e getta, ottenibile attraverso una raccolta separata da parte dei cittadini di questi materiali, oppure attraverso l’uso di altri tipi di pannolini/pannoloni(lavabili oppure costituiti di
materiale biodegradabile).
Il risultato del processo è la produzione di un granulato fine, una specie di plastica di 2.a scelta, che viene venduta come materia prima seconda alle industrie della plastica e dei blocchi di cemento per la produzione di manufatti. Il rendimento complessivo del riciclo, fatto 100 il totale dei rifiuti prodotti, si aggira intorno al 95 %: perciò si realizza in pratica l’obiettivo di RIFIUTI ZERO.
L’equilibrio tecnico-economico del processo in effetti richiede che la linea di trattamento del residuo sia completata con una piattaforma di selezione degli imballaggi provenienti dalla raccolta differenziata e composti di plastica, vetro, metalli. Questa piattaforma di selezione viene posta in testa alla linea di trattamento del residuo e fornisce a quest’ultima una quota del materiale plastico necessario.
7)Riuso e riparazione
Questo è un campo abbastanza inesplorato, dove prevale il bricolage. Sappiamo che dalle isole ecologiche singoli cittadini, per lo più immigrati, prelevano materiali ( mobili, vecchi elettrodomestici, abiti, ecc.), che vengono poi rimessi in funzione e riutilizzati. Sappiamo anche che qua e là sorgono piccoli artigiani, che rinnovano attività, dimenticate da tempo, di riparazione e manutenzione di oggetti vari. Sappiamo che molti oggetti vengono recuperati e vanno ad alimentare un mercato dell’antiquariato di basso livello.
Il fenomeno richiederebbe un’analisi più attenta e sistematica.
8)Centro di Ricerca sui nuovi materiali ecocompatibili e sul ridisegno dei prodotti industriali
La Regione Piemonte dovrebbe promuovere la costituzione di un “Centro di ricerca sui nuovi materiali ecocompatibili e sul ridisegno dei prodotti industriali” con l’obiettivo della riduzione al 50 % del rifiuto residuo al 2015 e del 100 % al 2020. A tale scopo la Regione Piemonte dovrebbe appoggiarsi agli enti di ricerca attualmente operanti in Italia, stimolare la loro collaborazione per la realizzazione del suddetto Centro, favorire i contatti e la collaborazione con i numerosi istituti di ricerca internazionali operanti in questo settore e destinare a questo progetto i fondi necessari.
Si
precisa che i prodotti industriali dovranno essere progettati in modo che a fine vita tutti i loro componenti siano riutilizzabili o riciclabili o biodegradabili.
La scopo fondamentale di questo progetto è quello di ridurre il consumo delle materie prime e delle risorse energetiche, in modo da assicurarne una più equa distribuzione alle popolazioni del pianeta e da garantirne la disponibilità alle generazioni future.







