Non c’è pace per i rifiuti (Materiali Post Consumo) torinesi.
Inceneritore del Gerbido bloccato da sentenze e indagini, chiusura della discarica di Basse di Stura, futuro di AMIAT ed equilibri politici ed economici instabili. Lo stallo dell’inceneritore del Gerbido è stato causato delle sentenze del consiglio di stato e dalle indagini della Procura sulla localizzazione nonché dalla dubbia legittimità del bando per l’affidamento della direzione lavori.
In proposito a quest’ultimo argomento è stato presentato un atto di invito-diffida a TRM, da parte di Legambiente Piemonte e Pro Natura Torino, in cui si invita TRM a “precisare se sussistano, all’interno della società stessa e quali siano le risorse umane e le risorse tecniche, ossia le competenze e le professionalità necessarie per l’espletamento del servizio di direzione dei lavori, misurazione, contabilità, assistenza al collaudo e coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione delle opere, nonché, a chiarire, qualora le predette competenze e professionalità sussistano, quali siano le ragioni per cui è stata indetta la gara pubblica per l’affidamento all’esterno della direzione dei lavori di realizzazione dell’inceneritore del “Gerbido”.”
Ma i lavori devono assolutamente partire, perché a dicembre 2009 scade il termine per ricevere i finanziamenti del project-financing. Così TRM presa dalla fretta, dopo aver bandito un appalto del valore di oltre 12 milioni di euro, vorrebbe affidare la Direzione lavori a personale interno per fare prima, ma se esistono tali competenze interne i 12 milioni di euro a quale pro sarebbero spesi?? (Vedi testo allegato della diffida ).
Sempre in merito ai motivi dello stallo spesso viene dimenticato il ricorso al Consiglio di Stato delle aziende agricole per l’annullamento e l’integrale riforma della sentenza del T.A.R. Piemonte, Sezione II, n. 3607/2007, pubblicata in data 1.12.2007. Ovvero i titolari di aziende agricole site in prossimità dell’area scelta per l’insediamento dell’inceneritore, mutuano l’interesse ad opporsi agli atti relativi al procedimento di localizzazione puntuale del sito, di affidamento della gestione dell’impianto e della sua autorizzazione. Le loro aziende saranno destinate a subire gli effetti potenzialmente devastanti, sotto il profilo sanitario ed ambientale, delle emissioni provenienti dall’impianto, nonché ad essere oggetto di provvedimenti, già prefigurati negli atti approvati dalle Amministrazioni procedenti, suscettibili di rendere assai difficoltoso il proseguimento delle attività agricole; senza contare la tracciabilità dei prodotti ecc. che li rende responsabili per la contaminazione dei loro prodotti da parte della ricaduta degli inquinanti dal camino dell’inceneritore. (Vedi allegato: inceneritore esposto Raineri).
A proposito della ricaduta degli inquinanti e della loro deposizione al suolo si veda lo studio di Bianco Ambientale commissionato dalla Provincia di Torino all’ARPA e la simulazione in sede AIA della TRM. I valori di policlorobifenili PCB in un sito erano significativamente più elevati di quelli riscontrati in altri due siti. (Fattore 10 ovvero 10 volte superiori) Elevati anche i livelli di metalli come zinco, cromo e nichel in 4 siti su 6 analizzati. (Vedi allegato sintesi bianco ambientale).
I cittadini nel raggio di 2 Km dal camino dell’inceneritore diventeranno delle cavie! (Estratto dai verbali in allegato)
In sede di Comitato Locale di Controllo continua l’iter per la definizione della ” proposta dell’ASL TO3 per la realizzazione di uno studio di biomonitoraggio del termovalorizzatore del Gerbido (a completamento dello studio del “Bianco ambientale)!
Si tratta del monitoraggio di parametri biologici, da effettuare sia rispetto a misure ambientali (biomonitoraggio ambientale, ossia di aria, suolo, acque, alimenti) sia rispetto a misure umane (biomonitoraggio umano).”
” Questi biomonitoraggi sono utili nella valutazione e gestione del rischio per la salute, per il contributo rilevante nella valutazione dell’esposizione e della relazione tra dose e risposta, fondamentali per la caratterizzazione del rischio e per la sua gestione.”
” Lo studio sarebbe quindi da articolare in due fasi: biomonitoraggio ambientale e biomonitoraggio umano. Il primo si prefigge di valutare, prima dell’avvio del termovalorizzatore e dopo, la situazione dell’esposizione a metalli, a numerose sostanze organiche e in generale a sostanze che non vengono metabolizzate rapidamente, da parte di organismi animali. Tale valutazione avviene su un campione selezionato di bestiame di aziende presenti nel raggio di 5 km dal baricentro dell’inceneritore.”
” Le finalità dello studio, che consistono essenzialmente nel monitorare la presenza di diossine negli animali della zona del Gerbido, prima e dopo l’avvio dell’impianto. Le diossine infatti si legano alle sostanze grasse, quindi l’analisi deve essere condotta fondamentalmente sulle uova e sui depositi adiposi degli animali allevati. Il costo dello studio, che, nella fase di pre-operatività dell’impianto, ammonta a circa € 27.000, è relativo essenzialmente alle analisi di laboratorio e al numero di campioni trattati. Dato che le diossine sono veicolate dalle matrici alimentari, è utile indagare … presso piccoli allevamenti, dove gli animali siano alimentati il più possibile con prodotti della stessa azienda.”
” Il biomonitoraggio umano svolge le stesse rilevazioni sull’organismo umano, e necessita di tempi maggiori per la selezione dei campioni ( PERSONE!!)(previa acquisizione, naturalmente, di specifico assenso) e per la programmazione operativa delle attività. ”
Il Comitato Locale di Controllo “pone come condizioni …(omissis),,,che lo studio finale venga trasmesso a tutti i componenti del CldiC prima di qualunque decisione sull’uso da farne.”( Estratto dal Verbale 16 04 08)
IL DIRITTO DI IMPRIMATUR!!! SE E’ SCOMODO LO SI FA SPARIRE!!!
Sempre in ambito del Comitato Locale di Controllo vengono definite le “compensazioni” ambientali per i comuni che insistono entro 2 Km dall’impianto e il cui ammontare è proporzionale al numero di abitanti residenti nell’area: chi verifica che le somme siano impiegate in interventi compensanti ambientalmente l’apporto inquinante dell’inceneritore è lo stesso erogatore: il CldC.
Ma quali sono gli interventi effettivamente in grado di azzerare l’impatto di un inceneritore, forse qualche albero o una rotonda o addirittura un ponte??? Perché non finanziare la riduzione,riuso e recupero dei rifiuti in modo da rendere superflua la loro distruzione ormai pari alle scorie che uscirebbero dall’impianto di combustione? Sarebbe troppo civile per un Italiano? La sfida corre anche sul binario della dignità e dell’orgoglio e nella tutela del proprio territorio: mai più Napoli!
In un documento del Coordinamento Ambientalista Rifiuti Piemonte, viene fatta un’analisi della situazione politico finanziaria di AMIAT e TRM:
Con la trasformazione, negli anni `90, delle Aziende Speciali (o Consorzi) in Società per Azioni, trasferite dalla sfera del diritto pubblico a quella del diritto privato, gli amministratori hanno dimostrato scarsa lungimiranza, dato che le SpA pagano le tasse ma non gli Enti di diritto pubblico.
La trasformazione in SpA di AMIAT fu decisa dal Comune di Torino, socio di maggioranza (99%), nel 1999, con la conseguenza dei risultati dimostrati, soldi che, con l’Azienda Speciale, sarebbero rimasti a Torino per ridurre la tariffa oppure scontare il debito di euro 109.420.390 dovuti dal Comune all’AMIAT stessa, oppure ancora far decollare in tutta la città la raccolta differenziata condominiale.
La gestione rifiuti più o meno integrata rischia di essere travolta e stravolta, l’ingresso dei privati non garantisce certo dalle intrusioni delle “Ecomafie”.
La recente proposta di piano regionale rifiuti propone la costruzione di nuovi inceneritori che con l’ingresso dei privati nell’affare “smaltimento” previsto dalla legge Ronchi, demolisce le pratiche virtuose della Riduzione/prevenzione e della raccolta differenziata domiciliare, centri di costo per i Comuni. Più rifiuti vanno allo smaltimento, più i profitti saranno elevati. Con la solita domanda: a chi gioveranno queste scelte, certamente non ai cittadini!!!
Esistono problemi finanziari relativi alla mancanza di introiti che provenivano dalla gestione della discarica di Basse di Stura, circa 30 milioni di euro in meno dal 2010.
Ancora, il nuovo accordo ANCI/CONAI comporterà minori introiti essendosi ristrette le percentuali relative alla purezza dei conferimenti, quindi gli attuali 4 milioni di introito, caleranno.
Occorrerà quindi avviare una campagna di comunicazione per migliorare questo obbiettivo.
Il mancato passaggio da tassa (TARSU) a tariffa (TIA) non permette di percorrere la strada virtuosa della riduzione dei costi ai cittadini (condomini), decisivo elemento strategico di una gestione rifiuti ecologicamente compatibile ed a costi decrescenti.
Poi il paradosso, si lamenta che la Raccolta Differenziata Porta a Porta costa cara, dimenticando, omettendo colpevolmente che l’inceneritore del Gerbido ha un costo preventivo di 540 milioni di euro.
Con la chiusura di Basse di Stura, sostituita con la discarica di Pianezza e in previsione del prossimo inceneritore si determinano aumenti progressivi e costanti dei costi di smaltimento
1)attuale costo industriale AMIAT 48 Euro/ton
2)costo concordato per Cassagna 72 Euro/ton
3)costo previsto Gerbido (ma opinabile) 97,50 Euro/ton
I danni apportati ai bilanci delle aziende pubbliche torinesi ammontano a :
160 milioni di Euro di debiti verso lo Stato per tasse non pagate dal 1996 al 1999 più interessi di mora: infatti l’UE ha giudicato illegittima l’esenzione di tre anni dal pagamento delle imposte, concessa ai Comuni che avessero trasformato le loro aziende speciali in SpA. E’ il caso di IRIDE e SMAT che ora sono obbligate a rifondere le tasse indebitamente evase;
di altri 150 milioni di euro e forse molto di più per oneri fiscali post 1999 dai quali le Aziende Speciali AAM, AEM, GTT e AMIAT erano esenti;
in questo modo le aziende e il Comune loro azionista si sono impoveriti a vantaggio del bilancio dello Stato il quale “ricambia” tagliando i trasferimenti finanziari ai Comuni; ciò ha provocato anche il crollo in borsa delle azioni IRIDE.
54 milioni di Euro per la Garanzia di patronato nei confronti delle banche finanziatrici dell’inceneritore TRM a coperture del rischio che le inchieste e i ricorsi in atto riscontrino irregolarità e quindi blocchino la costruzione.
Per comprendere questo panorama, occorre aver chiaro, che chi ci ha condotto in questa situazione, con nomine e atti amministrativi, non ha come priorità la corretta gestione dei Materiali Post Consumo (in termini di salute dei cittadini e di impatto ambientale) ma il ripianamento di buchi di bilancio (causati da amministrazioni allegre e molto poco virtuose, finanza creativa, sprechi ed altro).
Oscar Brunasso
Comitato Fornaci di Beinasco
Torino







